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A.S.D. 5 CERCHI MACERONE

All’inizio degli anni Settanta, dopo una lunga pausa, durante la quale il movimento associativo del tempo libero che faceva riferimento ai partiti della sinistra aveva scelto di privilegiare l’impegno nelle iniziative culturali, si sente il bisogno di avere a disposizione strumenti in grado di promuovere e organizzare la pratica sportiva amatoriale.E’ l’ARCI, di cui in quegli anni l’UISP è diventata una branca settoriale, ad essere individuata come contenitore di un impegno, che ripercorre strade già tracciate nell’immediato dopoguerra e poi abbandonate sull’altare del cosiddetto “miracolo economico” e del consumismo esasperato. Ancora una volta è il calcio che la fa da padrone. Le polisportive che nascono sono quasi sempre monotematiche, salvo poche diversificazioni, dovute più all’intraprendenza ed alle abnegazioni dei singoli che a una reale domanda sociale. La territorializza zione di simili scelte trova quasi sempre il necessario supporto nelle Case del Popolo, che vedono in quegli anni la presenza di una nuova leva di dirigenti in grado di individuare – al di là del solo gioco delle carte o del biliardo nuove funzioni e nuovi impegni. – Unipol A Macerone la nascita della Polisportiva avviene nei primi anni Settanta. Impegno esclusivo è inizialmente quello calcistico se non altro perché i fautori dell’iniziativa sono le due locali società calcistiche in quel momento tese a giungere alla loro fusione al fine di concorrere, nel 1978 alla realizzazione e successiva gestione del campo di calcio.Il ciclismo sta rivivendo intanto una nuova proficua stagione. Le gesta di alcuni grandi campioni quali Gimondi, Motta,Mercx, sono stati una promozione formidabile per lo sport della bicicletta, dove l’emulazione diviene anche sollecitatrice di un impegno diretto. Le bici non hanno ancora livelli di sofisticazione personalizzata come quelli che si raggiungeranno negli anni Ottanta e Novanta; sono semmai spesso la copia delle biciclette dei grandi campioni. Vi è pure un fiorire dell’abbigliamento “tipo” per il ciclista e mentre appaiono i primi body, in quel tessuto destinato in origine a favorire la grande velocità, cominciano a circolare caschi aerodinamici, fermapiedi “spaziali” e ruote lenticolari. Credo sia opportuno sottolineare la stretta interconnessione che in quegli anni si determinò fra domanda ed offerta di “consumo sportivo”. Non sempre la domanda riuscì ad essere sufficientemente critica nel valutare la spesso sofisticata ed onerosa gamma di proposte a cui veniva sollecitata e quindi soggiogata. A Cesena erano in quegli anni particolarmente attivi “Ars et Robur” e “Pedale Cesenate”, mentre a Cesenatico si andava affermando la capacità organizzativa della “Fausto Coppi”.E‘ di quegli anni la nascita della Nove Colli, la prima vera gran fondo per cicloturisti. La passione degli organizzatori seppe sconfiggere alcune notevoli resistenze. Nel giro di qualche anno, l’evento sportivo subì una profonda metamorfosi diventando anche una realtà in grado di accompagnarsi alla tradizionale offerta turistica della Riviera romagnola. La passione per la bici è stata infatti uno dei supporti concreti e realistici su cui basare le iniziative tese ad allungare la stagione turistica favorendo l’apertura anticipata degli alberghi. All’inizio degli anni Settanta la Camera del Lavoro e successivamente la Confederazione Unitaria dei Sindacati cominciarono ad organizzare la mattina del primo maggio un cicloraduno che partendo da Viale Carducci attraversava la città. Nel 1975, la Festa dell’Unità di Cesena, che lasciava dopo tanti anni la storica sede della Rocca e calava in città nel parco dell’Ex Ospedale, organizzò una manifestazione di ciclismo amatoriale. Questo della festa dell’Unità era il recupero di una tradizione che aveva visto il ciclismo primeggiare nelle feste che si tenevano alla fine degli anni Quaranta all’ippodromo del Savio, sulla cui pista si erano più volte confrontate anche le prime donne cicliste di Cesena.Il ritorno del ciclismo all’interno delle manifestazioni politiche della sinistra era soprattutto stato sollecitato dai componenti di alcuni gruppi sportivi amatoriali, aderenti all’ARCI-UISP, che si andavano consolidando in quegli anni.In particolare erano fortemente attivi, con una presenza organizzata notevole, l’ “Aurora” di S.Giorgio, il gruppo di Ronta e la “Cof.-UNIPOL”,composta soprattutto da cicloturisti dipendenti dell’ospedale Bufalini di Cesena.Il sasso in piccionaia era gettato e l’ARCI, a livello comunale, fu costretta a prendere atto del flusso di nuovi soci che rivendicavano la diversificazione dell’impegno dell’organizzazione e quindi anche di una ottica di fruizione del tempo libero veramente differenziata. Alla fine degli anni Settanta, il gruppo sportivo degli Ospedalieri decide di organizzare, con partenza da Case Frini, una corsa di medio fondo: la Quattro Colli. A quell’evento parteciparono nella loro veste di amici della bicicletta anche alcuni dirigenti della Casa del Popolo di Macerone: Giovanni Riva, Francesco Ricci, Silvano Righi e Giorgio Zoffoli. La formidabile riuscita organizzativa determinò quella carica indispensabile per dar vita nel 1980 a Macerone ad un gruppo ciclistico amatoriale che si collocava nell’ambito organizzativo della Cinque Cerchi, la polisportiva già esistente che i primi Presidenti Sandro Ricci, Mauro Stella, Gualtiero Giunchi e i loro collaboratori erano riusciti con tanti sacrifici a tenere in vita e che con la nascita della sezione ciclismo riusciva finalmente a consolidarsi. Nel giro di pochi anni, infatti, l’attività ciclistica ebbe un buon rilievo all’interno della Polisportiva Cinque Cerchi e consolidò il rapporto con l’ARCI-UISP. Ma chi erano i primi soci? La loro estrazione sociale era largamente rappresentativa della società di Macerone: erano presenti operai, impiegati, imprenditori agricoli, artigiani. Le fasce di età erano le più disparate: accanto a giovani cicloturisti trovarono la possibilità di esprimere le loro capacità organizzative, già espletate in altri settori e ambienti, uomini maturi che trasferirono in quell’impegno, assieme all’esperienza, anche dosi di notevole entusiasmo.I primi quattordici soci di Macerone ebbero subito chiaro che sarebbe stato un clamoroso errore rinchiudersi entro i confini del paese e decisero fin da subito di aprirsi alla partecipazione di cicloturisti provenienti da Capannaguzzo, Bagnarola e Ruffio I primi anni furono abbastanza difficili. Le risorse finanziarie erano assai limitate e spesso le iniziative organizzative in cui ci si cimentava non finivano bene. Il rosso era il segno che il cassiere riscontrava al termine dei primi raduni che l’abnegazione dei soci riusciva a mettere in piedi con encomiabili capacità organizzative. A sera, soddisfatti e stanchi, ai soci capitava anche di dover mettere mano al portafoglio per coprire il buco finanziario della giornata.Tutto questo avveniva a causa della non ancora del tutto affermata immagine pubblica della Cinque Cerchi. Penalizzante era anche il fatto che la stessa gravitasse in un’area associativa ancora non del tutto accettata nel comparto sportivo. Erano pertanto le difficoltà a reperire sponsorizzazioni che squilibravano finanziariamente le capacità organizzative di dirigenti e soci. La testardaggine, le capacità, la passione per la bicicletta hanno però fatto miracoli; le difficoltà hanno pesato, ma non hanno determinato quegli sfilacciamenti che spesso, anche involontariamente, finiscono per bloccare o far fallire anche le più encomiabili iniziative. Si è avuto, dopo i primi anni di stasi, un continuo aumento di iscritti.
Nel 1984 aderisce la prima donna: Nives Bondi. L’adesione di amatori dalle frazioni limitrofe accresce costantemente il numero degli iscritti, ciò che consente, superati nel 1998 i cento soci, di considerare la Cinque Cerchi una realtà consolidata del ciclismo amatoriale cesenate. Se un simile risultato si è potuto conseguire ed oggi lo si racconta è perché la Polisportiva ha saputo darsi, pur in mezzo a traversie e difficoltà, un gruppo dirigente adeguato e quindi in grado di assolvere alle funzioni a cui è stato chiamato. E’ indubbio che alle capacità di scelta hanno anche corrisposto abnegazione, disponibilità, voglia di fare ed anche il saper accogliere e valutare quelle critiche che non possono non venire quando si cerca di interpretare la volontà di molti. E’ indubbio che alle capacità di scelta hanno anche corrisposto abnegazione, disponibilità, voglia di fare ed anche il saper accogliere e valutare quelle critiche che non possono non venire quando si cerca di interpretare la volontà di molti. Il consiglio direttivo è sempre stato formato da praticanti lo sport della bicicletta e questo è stato l’elemento qualificante per le scelte che si dovevano fare e per i progetti da promuovere. I suoi membri rimangono, per statuto, in carica per tre anni; fra di loro sono nominati il Presidente ed il suo vice; un consigliere assume la funzione di segretario verbalizzante e tesoriere dell’associazione. Il primo Presidente gruppo ciclistico è stato Silvano Righi, che è rimasto in carica un solo anno, sostituito nel 1981 da Giorgio Zoffoli un artigiano del settore edile. La continuità organizzativa che ha permeato la vita della Cinque Cerchi è facilmente riscontrabile nella fedeltà del gruppo dirigente che si è avvicendato negli anni e che ha trovato nell’ormai “storico” tesoriere Giovanni Riva, in carica dalla fondazione ai giorni nostri, un perno della cui essenzialità tutti i soci sono più che convinti. C’è chi si interroga del perché si possa spendere una vita di impegno a dirigere un organizzazione che non dà ricchezza, che elargisce limitato prestigio, che non apre alcuna carriera: la risposta è semplice, anche se difficile da metabolizzare per chi non vive l’impegno con spirito di servizio e passione: è la voglia di costruire e organizzare in spirito di solidarietà anche quando si lavora per fruire del tempo libero, in un impegno che arricchisce quanti non sono disposti a chiudersi in una prospettiva individualistica preme però ricordare Lorenzo Bucci, che lasciò prematuramente i compagni di passione e di amore per il ciclismo quando ricopriva la carica di Consigliere. Nel 1982 ci si cimentò nella prima esperienza organizzativa. A Macerone si tenne il primo dei Raduni Riuniti Romagnoli. Al raduno si accompagnò, in piazza, una gimcana in bici riservata ai ragazzi. I partecipanti a quel primo impegno furono 461. Nel 1984 si fece poi il salto di qualità. Si passò ad organizzare le medio fondo di km 94, manifestazioni che si tengono ancora oggi. La capacità di presa delle iniziative organizzative della Cinque Cerchi sono ancor oggi riscontrabili grazie alla mole di documenti che i dirigenti della Polisportiva hanno saputo conservare. Solo dieci anni dopo, nel 1993, parteciparono alla medio fondo 460 cicloturisti, ai quali, secondo le cronache dell’epoca,dovevano aggiungersi i circa 40 soci della Cinque Cerchi, impegnati nel servizio di gara. C’è da tenere conto che spesso le capacità organizzative dovevano misurarsi anche con l’inclemenza del tempo. Vento e pioggia potevano spesso mettere a repentaglio anche la macchina organizzativa più efficace. Giovanni Riva piange ancora pensando alla cassa vuota che riscontrò dopo un raduno nei primi anni Ottanta. La partenza era prevista davanti alla ditta Fantini in via Capannaguzzo. In una delle edizioni, centinaia di piadine con prosciutto rimasero non consumate e da pagare, a causa di un vero e proprio fortunale, di una tale intensità che pochissimi si presentarono ai nastri di partenza. A fine giornata parecchi organizzatori dovettero togliere dalle proprie tasche le proverbiali cinquemila lire per pagare i debiti contratti con un negozio del posto. Nel 1985 si tenne l’ultimo dei Raduni Riuniti Romagnoli, la cui partenza fu fissata davanti al Circolo di Ruffio Dal 1986, assieme alla Medio fondo, si cominciano ad organizzare fra i soci della Cinque Cerchi gare sociali competitive, i cui risultati finivano con l’essere l’oggetto di interminabili discussioni, soprattutto nei mesi invernali, quando l’attività agonistica e amatoriale veniva sospesa ed era sostituita da incontri conviviali attorno a tavole imbandite. Vi è ancora memoria della prima di queste gare, che si disputò a cronometro a coppie, forse a imitazione del vecchio e glorioso trofeo Baracchi.La competizione, che toccò le frazioni di Villa Casone, Gattolino, Capannaguzzo e Macerone, vide vincitrice la coppia formata da Giorgio Bolognesi e Giovanni Riva. Organizzare un evento pare una piccola cosa, ma non è mai così. Definita una data compatibile con il calendario UISP,è poi necessario fare grande opera di promozione partecipando come Cinque Cerchi alle analoghe manifestazioni promosse dalle società consorelle, così da favorire quell’intreccio di interscambi e presenze che segnano positivamente la riuscita delle varie manifestazioni. Altrettanto importante è la ricerca delle sponsorizzazioni, l’organizzazione e la gestione di punti di ristoro, il rapporto con le autorità competenti per ottenere le necessarie autorizzazioni, l’elaborazione di una politica di comunicazione verso le testate giornalistiche locali. Il rapporto con i soci è mantenuto organizzando, durante la stagione, una serie di raduni sociali. Dal 1991 la Polisportiva Cinque Cerchi pubblica annualmente una propria rivista attraverso la quale si può dire che tiri lesomme della sua attività. Sfogliando la pubblicazione – che nel corso degli anni ha avuto anche un buon miglioramento grafico – si possono riscontrare, ben documentati, episodi organizzativi di notevole spessore, soprattutto perché i dirigenti hanno saputo coniugare la passione della bicicletta con la voglia di conoscere le più belle località turistiche italiane, e non solo.I “giri” di Sicilia e di Sardegna, “le passeggiate” sui passi dolomitici, gli sconfinamenti in Germania, Austria e Francia, sono la testimonianza di un sodalizio non esclusivamente sportivo. E’ infatti nata e si è poi consolidata fra tanti soci della Polisportiva una grande amicizia, che coinvolge le stesse famiglie.Ci si fa così “perdonare” per il tempo che “la passione per la bici” finisce con il sottrarre ai familiari. L’emulazione, la sfida agli altri e a se stessi guidano sovente coloro che si cimentano nel ciclismo, sia pure in forma cosiddetta amatoriale. Fare sport porta spesso i protagonisti a ricercare i propri limiti fisici e dalle nostre parti questo spesso avviene partecipando a quella che viene definita la regina delle corse amatoriali: la Nove Colli. Il socio della Cinque Cerchi che ha partecipato di più alla Nove Colli è Roberto Brandolini, che si è presentato ai nastri di partenza per ben diciassette volte. Altrettanto impegnativa, e certamente non meno faticosa, fu la partecipazione di nove soci della Cinque Cerchi al trasferimento che in sei tappe raggiunse Cesenatico da Norinberga Sempre assai significativa è pure da considerarsi la presenza dei soci della Cinque Cerchi, per alcuni anni, alla Pedalata Rosa, una manifestazione organizzata dalla «Gazzetta dello Sport»
in occasione del Giro d’Italia, partecipazione che si espletò pedalando da Maranello a Bologna, da Castiglione del Lago ad Assisi e da S. Apollinare a Cervia. I corridori indossavano tutti una maglia e un caschetto rosa messo a loro disposizione dagli organizzatori della corsa. Vi sono poi ricordi abbastanza estemporanei, che sono testimonianza compiuta di quanto già asserito in merito al ruolo aggregativi che la comune passione e militanza ha determinato. 1982 prima uscita di gruppo: Macerone – Panoramica – Pesaro con “sosta” al ristorante Faro di Cattolica. E chi può dimenticare che durante una serata conviviale, dopo aver consumato del buon Sangiovese, il compianto socio Alfredo Ferrario riuscì ad organizzare, stimolata dalle scommesse dei presenti, una sfida notturna da Ruffio a Roncofreddo? Era la sera del 14 agosto I protagonisti della grande disfida, che fu seguita dalle auto dei soci, furono Roberto Brandolini e Loriano Guerra. La vita di un sodalizio formato da persone che decidono di mettere insieme una parte della loro vita non è però purtroppo fatta di soli episodi piacevoli. Può anche capitare di dover congiuntamente affrontare drammi umani, come quello della scomparsa in un tragico incidente del giovane socio Samuele Roncuzzi Samuele e gli altri soci, oggi purtroppo scomparsi, sono stati ricordati nel corso della manifestazione per il venticinquennale della Cinque Cerchi. Da oltre dieci anni regge la presidenza della sezione ciclismo della Cinque Cerchi Neviano Giunchi. La sua abnegazione e il suo equilibrio assieme alla passione del vicepresidente Renzo Bigi, alle capacità di rapporti interpersonali espresse da Giovanni Riva e alle proverbiali dosi di buon senso del presidente della Polisportiva Luciano Valeriani – hanno fatto tagliare il traguardo dei venticinque anni e promettono fatti positivi per il futuro. La grande segreta aspirazione della Cinque Cerchi e dei suoi soci è quella di avere una propria adeguata sede. Chissà che un giorno il sogno, magari con il contributo delle istituzioni locali, non diventi realtà. Il rapporto con le istituzioni, del resto, si è sempre di più consolidato negli anni. Negli ultimi anni Novanta il ciclismo romagnolo ha vissuto fra luci e ombre, gioie e sconforti, una nuova grande stagione.Le imprese di Marco Pantani hanno fatto rivivere lo sport delle due ruote, hanno determinato nuovi entusiasmi, e anche hanno suscitato, per vero, nuove grandi perplessità. Non si intendono qui esprimere giudizi: tanti ne sono stati dati ed altri forse non servono. Si vuole solo sottolineare la differenza fra il tempo del ciclismo di Marco Pantani e quello di Giusto Roncuzzi Forse a tutti noi mancano la “gavagna dei bomboloni” e i quadretti di piadina.

 
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